Incentivi smart working: le novità del 2021

Agevolazioni smart working: le novità del 2021

A più di un anno di distanza dai primi tentativi di smart working, ad oggi il lavoro agile è definitivamente entrato a far parte del lessico, della quotidianità e forse anche del futuro di moltissime aziende. 

Si è a lungo parlato dei vantaggi per le aziende, di cosa fosse maggiormente apprezzato, dei limiti del lavoro da casa e di possibili o reali incentivi per lo smart working. Sempre, però, considerando il lavoro da casa una necessità temporanea, accompagnati dall’idea che presto autostrade, piste ciclabili e metropolitane si sarebbero nuovamente riempite di lavoratori diretti negli uffici. E se non fosse così?

Smart working semplificato: la proroga

Cosa significa smart working semplificato? Dato la situazione emergenziale provocata dalla pandemia, per velocizzare il passaggio al lavoro da casa è stato stabilito che non fosse necessario allegare alcun accordo con il lavoratore. 

Insito in questo è il carattere temporaneo di tale accordo: stando alla Gazzetta Ufficiale, il Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52 (c.d. Decreto Riaperture) proroga lo stato di emergenza al 31 luglio 2021, giorno in cui decade la possibilità di usufruire della procedura semplificata di comunicazione dello smart working. 

Il Decreto Sostegni bis dovrebbe però includere una nuova proroga dello smart working semplificato, questa volta fissata al 30 settembre 2021, per i dipendenti privati e sempre senza accordi tra datori di lavoro e dipendenti. 

Ma prima che gli appuntamenti di lavoro si svolgessero su Zoom, cosa prevedeva l’accordo individuale di smart working? Dovevano essere riportati durata, preavviso, disciplina dell’esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dell’azienda e le modalità disciplinari e di controllo della prestazione lavorativa.

Agevolazioni e incentivi smart working: le novità della Legge di Bilancio 2021

Molte aziende – negli anni precedenti al 2020 – si sono interessate alla possibilità di attivare modalità di lavoro miste, ma sono state frenate da burocrazia e costi da sostenere. I sopravvissuti allo “smart working forzato” dell’ultimo anno saranno felici di conoscere le novità in merito, ovvero incentivi fiscali e agevolazioni, previsti dal Piano Nazionale “Transizione 4.0”.

Gli incentivi previsti vanno ad agevolare da una parte gli investimenti in beni strumentali, e dall’altra la formazione, indispensabile per agevolare un corretta transizione tecnologica e digitale.

Investimenti in beni strumentali

Tutte le imprese residenti in Italia, a prescindere dalla forma giuridica, dal settore di appartenenza e dal regime fiscale potranno beneficiare di credito retroattivo (dal 16 novembre 2020). 

I beni strumentali coinvolti sono di due tipologie, ovvero materiali (computer, stampanti, sedie ergonomiche) con un limite di spesa fissato a 2 milioni di euro, e immateriali (software, licenze per l’utilizzo di programmi), con limite a 1 milione.

Alcuni requisiti vincolano l’acquisto di tali beni, che beneficiano dell’incentivo solo se sono nuovi, destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato e strumentali rispetto all’attività esercitata. 

Investimenti per formazione finanziata

La formazione oggetto dell’incentivo è quella finalizzata ad agevolare la transizione digitale dei dipendenti, colmando lacune e garantendo l’acquisizione di nuove in ambito digital.

Alcuni esempi di formazione: big data, analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber sicurity, integrazione digitale dei processi aziendali, stampa tridimensionale, realtà virtuale e prototipazione rapida.

Anche in questo caso, sussiste il limite territoriale: possono beneficiarne tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato a patto che siano in regola con la normativa sulla sicurezza e con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Regolamento aziendale smart working

Come inteso durante il periodo di pandemia, lo smart working è in realtà privo di un regolamento aziendale unico e definito per ogni ambito lavorativo: esistono però alcune norme che è bene rispettare, nei confronti dei propri dipendenti.

Tra queste citiamo il diritto alla disconnessione, accordato al dipendente che – nel caso di un contratto full-time da 40 ore settimanali – deve aver diritto ad almeno 11 ore di riposo giornaliero.

Fondamentale anche l’assicurazione contro infortuni e malattie professionali, che non è prerogativa soltanto di chi lavora in ufficio; questi sfortunati eventi possono verificarsi anche in casa e non è impossibile che il lavoratore svolga il lavoro agile al di fuori della propria abitazione.

“Come faccio ad essere sicuro del fatto che il mio dipendente sta lavorando, se non è davanti a me?”: bella domanda, e ricordiamo che il controllo a distanza è lecito, solo se non prevede metodi occulti o che vanno contro allo statuto del lavoratore. Il datore di lavoro che metta in atto metodologie di controllo lesive della privacy del lavoratore può incorrere in sanzioni disciplinari!

Bonus smart working: costituisce reddito di lavoro dipendente?

Il così definito “Bonus smart working”, ovvero un bonus erogato ai dipendenti per rientrare dei costi dei consumi provenienti dal lavoro da casa è stato definito, dall’Agenzia delle Entrate, “concorrente alla determinazione del reddito di lavoro dipendente”. 

La motivazione risiede nel fatto che il criterio per determinare questa somma non è supportato da elementi e parametri oggettivi, e non esiste una legge che normi la questione.

La soluzione risiederebbe nell’adottare un criterio analitico per poter determinare i costi “risparmiati dall’azienda” e sostenuti dal dipendente che lavora da casa, in modo che la quota di tale rimborso risulti uguale per tutti i dipendenti.

Perché lo smart working conviene? Perché garantisce flessibilità, un buon work-life balance del lavoratore (se gestito in modo corretto) e – con la nuova Legge di Bilancio 2021 – l’opportunità di usufruire degli incentivi rende lo smart working ancora più appetibile per le aziende in crescita!

Un’occasione per le aziende, è indubbio. Jobtech è una tech company, dunque digital per vocazione: se la transizione digitale è una priorità per il tuo business, parlane con noi: non vediamo l’ora di farti scoprire i nostri tool digitali, i nostri servizi di academy, somministrazione e staff leasing

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