Mobility Manager: per quali aziende è una figura obbligatoria?

Mobility Manager

Ne hai sentito parlare, e con una certa preoccupazione ti sei domandato se veramente avresti dovuto aprire le porte della tua azienda a questa figura. In questo articolo rispondiamo a tutte le domande che ti sei posto, e ti spieghiamo perché si tratta di una posizione importante nelle aziende, la cui utilità non si esplica nell’indicare il miglior tragitto casa-ufficio e ufficio-casa.

Che la questione ambientale sia fondamentale non è un segreto, così come non lo è lo stato di avanzamento delle politiche inerenti al climate change in Italia. Ma sai qual è il ruolo delle aziende in tutto questo? Pensi che aver scelto una bottiglia riutilizzabile per l’acqua sia sufficiente? Non è così, e il mobility manager può aiutarti!

PSLC: di cosa si tratta?

Prescindendo dall’attuale quadro sanitario dovuto al Covid-19 e dal conseguente smart working che ne è derivato, le persone si sono sempre spostate per andare al lavoro: molte di esse utilizzano un veicolo privato a motore, per necessità o per altre motivazioni.

Usare la macchina è spesso imprescindibile, ma causa il cosiddetto “traffico veicolare”: riconosciuto come causa principale dei fenomeni di inquinamento urbano, rende necessario un ripensamento generale della mobilità, degli spostamenti e di cosa possiamo fare per migliorare.

Ma torniamo alla sigla che campeggia su questo paragrafo: PSLC, di cosa si tratta? È un acronimo e significa “Piano degli  Spostamenti Casa Lavoro”. Responsabilità del mobility manager è proprio redigere questo piano! 

Ma chi è il mobility manager?

Per ora sappiamo che è una persona fisica, che redige il PSLC, ma ignoriamo tutte le meravigliose caratteristiche di questa figura. Il mobility manager è un agevolatore degli spostamenti, e riveste un ruolo chiave nel Programma di Responsabilità Sociale, che ha l’obiettivo di proporre soluzioni ai temi del benessere delle persone e dell’organizzazione. 

Cosa fa in azienda? Propone un piano di spostamenti sostenibili, mette in campo iniziative volte al benessere dei lavoratori con un occhio di riguardo alle esigenze concrete delle persone in azienda. 

Una responsabilità attuale – che non ci riesce difficile immaginare – è il fatto che il mobility manager avrà la responsabilità di organizzare il rientro in ufficio dei dipendenti, dopo il periodo di telelavoro durante la pandemia.

Per capirci, sarà molto difficile che un valido mobility manager suggerisca a un papà di percorrere 15 km sui pattini ai rotelle per prendere il proprio figlio all’asilo nido: non è un sognatore, ma una persona competente e concreta!

Quando questa persona fa il proprio ingresso in azienda, i dipendenti non possono che trarne un grande beneficio. A rendere possibile questo beneficio, è la riduzione dei costi del trasporto, dello spostamento, del rischio di incidenti e dell’incidenza dello stress. 

Al diminuire di questi fattori, aumenta la socializzazione, migliora la salute e i tempi si fanno più standardizzati e – con le dovute cautele – più prevedibili. Non dimentichiamo i benefici d’immagine e di percezione che ne guadagnerebbe l’azienda!

Come si diventa mobility manager

Non esiste un percorso univoco per diventare mobility manager: può avere una formazione umanistica, così come una formazione tecnica o specialistica. Quello che è certo però è che occorrono conoscenze in materia di comunicazione, marketing, trasporto e logistica; completano il profilo doti di relazione, ascolto e organizzazione!

Se non esiste un profilo “canonico”, dall’altra parte ci sono diversi corsi formativi e specifici per svolgere al meglio questo lavoro. Fondamentale anche rimanere aggiornati sulle novità e avere propensione all’apprendimento!

Chi ha l’obbligo di nominare il mobility manager e quando è obbligatorio in azienda

Da Maggio di quest’anno, ciò che veniva ventilato da tempo è diventato realtà e le aziende hanno 180 giorni dalla sua entrata in vigore per adeguarsi (quindi entro il 23 novembre 2021). Prima, fu il Decreto Ministeriale 27/3/1998), ad introdurre l’obbligo di nominare un mobility manager, ma solo in imprese di rilevanti dimensioni, con unità locali con almeno 300 dipendenti o con complessivamente almeno 800 dipendenti, dislocate in determinate aree geografiche ad alto inquinamento atmosferico.

Il Decreto Rilancio (Articolo 229 comma 4 Decreto Legge 34/2020) ha sancito che l’obbligo di nomina sia esteso a tutte le imprese e le amministrazioni pubbliche con singole unità locali con almeno 100 dipendenti, situate in:

  • Capoluoghi di Regione;
  • Città metropolitane;
  • Capoluoghi di Provincia;
  • Comuni con almeno 50.000 abitanti.

Inoltre, tra le novità del 2021, il Decreto Legge “Sostegni-bis” prevede un contributo per le imprese che provvedano alla redazione del piano per la mobilità dei propri dipendenti entro il 31/8/2021, previa assunzione del mobility manager in azienda!

Ottimizzare i costi e gli impatti della mobilità sul territorio, tramite la presenza di una persona con la responsabilità della mobilità aziendale non può che essere un guadagno per le aziende: se ti serve supporto per la selezione di questa figura… Contattaci!

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