Come inserire in azienda uno stagista: tutte le informazioni

stage in azienda

Stagista: un tempo, figura dai contorni poco delineati, di cui nessuno conosceva – o sembrava interessato a conoscere – le generalità. Le mansioni del tirocinante? Portare caffè, fotocopiare documenti e ritirare panni in lavanderia. Tutto in vista di un fantomatico momento in cui avrebbe potuto fare una chiacchierata con il capo, che però non arrivava mai. Ma i tempi sono cambiati, e gli stagisti o tirocinanti sono merce rara e ambita dalle aziende. Per ottenerli, è però necessario superare uno step che sembra incutere timore: come inserire in azienda uno stagista?

Definiamo lo stage: che cos’è lo stage o tirocinio?

Ma partiamo con una definizione: lo stage, o tirocinio, è un periodo di formazione professionale, dove il giovane acquisisce competenze pratiche, ha modo di testare le conoscenze acquisite durante gli studi e agevola il passaggio dall’istruzione al mondo lavorativo. Non costituiscono rapporti di lavoro, sono perciò estranei alla stipulazione di contratti: nel caso degli stage, infatti, si parla di convenzioni

Le tre tipologie di inserimento in azienda

La normativa italiana al momento prevede tre tipologie di inserimento dello stagista, connesse all’inquadramento scolastico cui fa riferimento:

  • Alternanza scuola/lavoro: coinvolge gli studenti di scuola secondaria, e generalmente non ha una durata superiore alle quattro settimane;
  • Stage curriculare: possono accedervi gli studenti universitari o di master, e ha carattere formativo. Prevede il riconoscimento di cfu da parte dell’università, ma non tutti i corsi universitari prevedono lo svolgimento di un tirocinio.
  • Stage extracurricolare: rivolto a chi ha terminato il proprio percorso di studi, con una particolare attenzione ai neodiplomati o neolaureati, nei confronti dei quali il tirocinio avrà ancora carattere di formazione e orientamento. Lo stage extracurricolare prevede necessariamente l’erogazione di un compenso mensile, stabilito in base alla normativa regionale di riferimento e l’età minima dello stagista è sedici anni. 

Come inserire uno stagista in azienda

Stabilite le tipologie di tirocini attualmente esistenti, è necessario capire come inserire uno stagista. Sono tre i soggetti coinvolti in questo processo:

  • Lo stagista
  • Il soggetto ospitante: aziende, Fondazioni, Associazioni, Studi Professionali e Titolari di P.IVA 
  • L’ente promotore: terzo attore, supervisiona e garantisce il corretto svolgimento del tirocinio. È garante della gestione burocratica e amministrativa dell’inserimento in azienda

Una volta coinvolti i tre attori, verrà stipulato un patto costituito da due parti: la convenzione, ovvero la normativa che presiede alla stipula dei rapporti tra stagista e soggetto ospitante, e il progetto formativo, un documento contenente il percorso dello stagista all’interno del soggetto ospitante, le date di inizio e fine, le ore settimanali, il compenso pattuito, la sede, le garanzie assicurative, i nominativi dei tutor designati e gli obiettivi. 

Lo stage non è una somma di ore trascorse da uno stagista in un’azienda. Sono pertanto necessari, al fine della valutazione del tirocinio per tutti gli attori coinvolti, altri documenti, da compilare in itinere: il registro delle presenze, attestante il regolare svolgimento delle attività formative (che è altresì uno strumento di supporto per eventuali questioni assicurative o legali intentate da tutti gli attori coinvolti) e l’attestato di competenze, compilato al termine del tirocinio dal tutor aziendale e firmato da soggetto ospitante e ente promotore. Quest’ultimo documento costituisce una prova dello svolgimento del tirocinio, delle competenze acquisite e del grado di realizzazione ottenuto al termine del percorso. 

Inserire uno stagista con il centro per l’impiego

Nel panorama – non troppo intricato, come abbiamo visto – dell’attivazione di un tirocinio da parte dell’azienda, a detenere un ruolo fondamentale sono anche i centri per l’impiego. Sono strutture pubbliche coordinate dalle Regioni, o dalle Province autonome: svolgono funzioni di politica del lavoro, e forniscono un punto d’incontro tra domanda e offerta. 

I centri per l’impiego hanno in questo ambito una duplice funzione burocratica, inerente al rilascio di due documenti, non sempre entrambi necessari, ma funzionali allo svolgimento di tirocini extracurriculari:  


1.     Attestazione di disoccupazione del tirocinante;

2.     DID: dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, attesta l’inizio dello stato di disoccupazione di un soggetto, e gli consente l’accesso ai servizi di reinserimento sul mercato del lavoro. Può essere rilasciata – oltre che dai centri per l’impiego anche sulla piattaforma MyANPAL.

La giurisdizione in materia di attestazione di disoccupazione e DID non è ancora definitiva: in alcuni casi la DID sostituisce il certificato di disoccupazione, in altri può essere necessario integrare alla richiesta di avviamento del tirocinio entrambi i documenti.

Scandagliato il processo di inserimento, una considerazione a margine: lo stagista è una risorsa. Non soltanto per le politiche retributive a cui è sottoposto, ma perché – dal punto di vista del tutor, o di chiunque ne curi l’inserimento in azienda – formare e accompagnare una giovane mente nel suo percorso all’interno dell’azienda, con errori e piccoli traguardi, è un privilegio e una soddisfazione, che dice molto dell’attenzione al lavoratore di un’azienda. 

Se invece sei arrivato fin qui sperando di risolvere l’annosa questione della differenza tra stage e tirocinio, brutte notizie per te: sono semplicemente la stessa cosa!

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