Gig Economy, cos’è e come funziona l’economia dei “lavoretti”.

L’avvento della Gig Economy ha conosciuto una notevole accelerazione a seguito della pandemia da Covid-19, che ha scosso profondamente il panorama lavorativo globale. Mentre il mondo affrontava restrizioni e cambiamenti nelle dinamiche tradizionali del lavoro questo modello ha guadagnato ulteriore rilevanza, emergendo come una risposta flessibile e adattabile alle sfide poste dalla crisi sanitaria

La necessità di adottare modelli di lavoro remoti e di rispondere rapidamente alle mutevoli esigenze del mercato ha infatti portato a un aumento dell’interesse nei confronti di piattaforme digitali e lavoro autonomo

Questo nuovo scenario ha portato alla luce le opportunità ma anche le sfide della Gig Economy, dando vita a un dibattito approfondito sull’equilibrio tra flessibilità lavorativa e la necessità di tutele e diritti per i lavoratori autonomi. 

Da dove proviene il termine “Gig Economy”?

Il termine “Gig Economy” ha radici storiche che risalgono al mondo della musica. Agli inizi del Novecento, la parola “gig” era comunemente utilizzata per descrivere un impegno o una prestazione musicale, spesso temporanea e a pagamento, come ad esempio un concerto serale o una esibizione dal vivo. Questo concetto di “gig” come lavoro temporaneo si è successivamente esteso ad altre professioni, dando origine al concetto più ampio di Gig Economy come a un’economia di “lavoretti e ingaggi”.

La sua accezione più moderna ha cominciato a prendere piede negli ultimi decenni del XX secolo, con l’avvento di nuove tecnologie e la diffusione di internet. L’emergere di piattaforme digitali ha reso più accessibile la connessione tra coloro che cercano lavoro temporaneo o progetti specifici e coloro che hanno bisogno di servizi ad hoc. Le prime manifestazioni di questo modello includono infatti siti web che collegano freelance e datori di lavoro.

Da quel momento la popolarità di questo termine ha continuato a crescere, poiché la natura del lavoro si è evoluta in direzione di un modello più flessibile, con lavoratori e lavoratrici che svolgono i cosiddetti “gig” in una varietà di settori. Tuttavia, questa trasformazione del panorama lavorativo ha anche sollevato dibattiti e questioni legate ai diritti dei lavoratori, alle tutele sociali e alle dinamiche economiche. Ne parleremo in un capitolo dedicato.

Autonomi, flessibili e connessi: ecco chi sono i Gig Worker. 

Scegliere di essere un Gig Worker può offrire una serie di vantaggi e opportunità che possono essere valutati positivamente da parte di molte persone. La flessibilità è spesso uno dei motivi principali che spingono le persone verso la Gig Economy, per la possibilità di gestire in modo autonomo il proprio orario di lavoro, adattandolo alle esigenze personali e alle preferenze di stile di vita. 

Questo modello di lavoro può anche consentire a individui di sperimentare una varietà di progetti e settori, fornendo un senso di diversificazione e stimolazione professionale.

L’accesso a una vasta gamma di opportunità di lavoro, spesso grazie a piattaforme online, è un altro motivo che può influenzare la scelta di diventare un Gig worker. Questo permette di trovare progetti interessanti e di sfruttare competenze specializzate in contesti diversi. Inoltre, la possibilità di lavorare con più datori di lavoro può portare a una maggiore indipendenza e alla creazione di reti professionali più ampie.

Insomma, abbiamo capito che si parla di un modello diversificato che coinvolge una varietà di lavoratori e lavoratrici provenienti da diverse categorie professionali e settori. Sì, ma chi?

  • Lavoratori indipendenti. Freelance, consulenti, e professionisti autonomi che offrono servizi specializzati su base progettuale o contrattuale;
  • Lavoratori su piattaforme digitali. Lavoratori  e lavoratrici che svolgono attività attraverso piattaforme online dedicate, come conducenti di servizi di ride-sharing (Uber, Lyft), fattorini di consegna (Uber Eats, Deliveroo), e altri che offrono servizi su richiesta tramite app;
  • Artisti e creativi freelance. Ovvero scrittori, designer, artisti e altri professionisti del mondo creativo che offrono i propri servizi su base indipendente;
  • Lavoratori della conoscenza Esperti e professionisti che forniscono consulenza o competenze specializzate, spesso tramite piattaforme online di consulenza o insegnamento;
  • Microimprenditori. Persone che gestiscono piccole attività imprenditoriali o progetti autonomi, spesso utilizzando la gig economy per accedere a risorse aggiuntive quando necessario.

L’intervento della Commissione Europea verso maggiori tutele.

La partecipazione alla Gig Economy offre flessibilità e opportunità, ma pone anche i Gig worker di fronte a criticità significative e alla mancanza di tutele che caratterizzano invece il lavoro più tradizionale. 

Uno dei principali problemi riguarda la sicurezza sul lavoro, poiché molte di queste persone non godono delle stesse protezioni e tutele sociali di lavoratori e lavoratrici dipendenti. La mancanza di un contratto a lungo termine comporta una instabilità occupazionale e una carenza di benefit, come assicurazioni sanitarie e ferie pagate. Inoltre, i Gig Worker spesso affrontano difficoltà nel percepire una retribuzione equa e stabile, poiché i guadagni possono variare considerevolmente a seconda della domanda e dell’offerta. La mancanza di rappresentanza sindacale e di negoziazione collettiva può renderli più vulnerabili a sfruttamenti e discriminazioni, così come la quasi totale assenza di normative specifiche e la natura transfrontaliera di molte piattaforme online possono rendere complesse le questioni legali e le dispute contrattuali. Inoltre, i Gig Worker sono spesso responsabili dei propri costi operativi, come carburante e attrezzature, senza alcun supporto da parte del datore di lavoro. 

La problematica più rilevante, a quanto pare, riguarderebbe gli impieghi che vengono commissionati tramite app. La Commissione Europea nel 2021 aveva già portato alla luce la necessità di introdurre misure per migliorare la protezione sociale, l’accesso a tutele più solide e una maggiore trasparenza nei rapporti lavorativi, e nel mese di giugno di quest’anno ha iniziato una negoziazione con il Consiglio UE per garantire un trattamento equo a lavoratrici e lavoratrici appartenenti a questo contesto.

Cosa si vuole ottenere? Il concetto alla base della futura direttiva riflette l’esigenza di equiparare la condizione dei lavoratori della Gig Economy a quella dei subordinati. In particolare, la proposta impone alle piattaforme digitali la responsabilità di assicurare a chi fornisce prestazioni online – come i rider – tutti i diritti che sono comunemente riconosciuti ai lavoratori subordinati. Ciò include aspetti cruciali come la protezione sociale, la sicurezza sul lavoro, e l’accesso a benefici e tutele che contribuiscono a creare un ambiente di lavoro più equo e sostenibile.

Gig Economy: quali sono i vantaggi per le aziende che assumono?

Le imprese che stanno cercando personale sono particolarmente attratte dal modello Gig Economy, ritenendolo vantaggioso per i cinque motivi che elenchiamo di seguito:

  • Flessibilità: Le imprese possono facilmente adattarsi alle fluttuazioni della domanda assumendo lavoratori in modo temporaneo per progetti specifici o periodi di picco, senza dover gestire un personale a tempo pieno;
  • Accesso a competenze specializzate: La gig economy consente alle imprese di accedere a una vasta gamma di competenze specializzate senza dover assumere personale a tempo pieno;
  • Riduzione dei costi operativi: Assumere lavoratori attraverso la gig economy può ridurre i costi operativi legati all’assunzione di personale a tempo pieno, come stipendi fissi, benefici, assicurazioni e spese di formazione;
  • Scalabilità: Le imprese possono espandere o contrarre rapidamente le proprie operazioni assumendo o interrompendo rapporti di lavoro a seconda delle esigenze del momento, senza dover affrontare complessità organizzative;
  • Innovazione: L’accesso a competenze diversificate può portare a nuove idee e approcci innovativi, in quanto lavoratori e lavoratrici provenienti da diversi background possono portare prospettive nuove e soluzioni creative.

Tuttavia, è importante notare che può anche presentare sfide in termini di gestione, coesione del team e stabilizzazione della forza lavoro. Inoltre, il contesto legale e normativo legato all’impiego di lavoratori autonomi potrebbe variare, e le aziende devono essere attente a rispettare le leggi del lavoro

Il nostro consiglio è quello di valutare attente le proprie esigenze, senza dimenticare che offrire un contratto a tempo indeterminato (o a tempo determinato con finalità di assunzione) offrirà alla persona in questione stabilità economica e tutele. 


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